XI Egloga – Le Bucoliche del Dottor Marano

In lontananza borghi e castelli svettano sulle rocche dei costoni appenninici e la loro vista, di tanto in tanto, è interrotta dal volo di uccelli liberi. Nel fondo della valle un uomo, il Dottor Marano, ascolta il silenzio della natura, avvolto da un mare ondoso di colline ingiallite dal grano e dal tramonto.

Il campanile della chiesa di San Giorgio La Molara, appare in lontananza e sembra custodire intatti i segreti della vocazione agricola e pastorizia di questo ritaglio di terra idilliaco nel bel mezzo del Mediterraneo. Come in un canto antico, le pecore belano sulla brezza dolce dello scirocco e le campane completano la melodia ancestrale delle campagna. Il respiro lento del dottor Marano accoglie l’intero orizzonte, in una serena e pacata meraviglia. Il ritorno alla natura è compiuto, dopo tanto affanno nelle caotiche città, finalmente è cullato dal vento e dall’eco delle grida dei pastori. Il suo respiro è un canto, una nota di questa sinfonia agreste, che gareggia con uccelli e folate. Lento e sereno, Gerardo, stacca con le mani un pezzo di pane e taglia una pezza di formaggio. Il suo formaggio, conquistato con sacrificio, un sogno che si è avverato. Ogni assaggio è uno sguardo al passato ed un sorriso al futuro.

Il sole cala, ma il canto delle campagne continua tra le ombre, nella notte che addormenta ogni cosa, nei formaggi del Dottor Marano, sicuri di stagionare in questa bucolica di antichi sapori. Figli della meraviglia della natura. Tutta da mordere, assaggiare, assaporare. Un viaggio tra le vorticose ma semplici magnificenze del creato. Non ci resta che scoprire verso quale passato o futuro ci porteranno. Verso quale arcaica dimensione di selvaggia fragranza ci condurranno.

Il primo morso è per sempre.

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